Flessibilità oraria e conciliazione vita-lavoro

Destandardizzare gli orari di lavoro per conciliare produttività e benessere aziendale

La scarsa attenzione alle esigenze di conciliazione dei lavoratori ha spesso prodotto malessere organizzativo, crescita dell’assenteismo, sprechi organizzativi.

ManagementNumerose e sempre più diffuse esperienze aziendali mostrano come la risposta alle esigenze sempre più differenziate dei dipendenti rappresenti uno straordinario strumento di competitività delle imprese: lavoratori meno stressati dalle difficoltà quotidiane di conciliazione vita-lavoro,  più motivati dall’attenzione che l’impresa rivolge al benessere organizzativo, sono anche più produttivi, meno assenteisti, maggiormente fidelizzati e coinvolti nel buon andamento dell’impresa.

In tale cornice, anche la conciliazione smette di essere una questione prettamente femminile per configurarsi come policy destinata a tutti.

Tale approccio consente di allargare lo spettro delle politiche di conciliazione sia in relazione al target – non più solo donne, o mamme, ma lavoratori e lavoratrici portatori di plurime esigenze in relazione ai propri percorsi biografici e familiari e ai propri cicli di vita – che agli obiettivi: non solo conciliazione dei tempi di lavoro con i tempi di cura, ma con tempi della formazione, della salute, del benessere, degli spostamenti…

In quest’ottica la parola chiave diventa destandardizzare i modelli ed ampliare la scelta, sia in riferimento ai beni e servizi di welfare, che rispetto ad orari e modalità di lavoro.
In riferimento alla flessibilità oraria, i diversi strumenti a disposizione delle aziende (flexitime, banca delle ore, orari a menù, ecc.) hanno tutti un denominatore comune: lasciano al lavoratore un margine di scelta più o meno ampio, in relazione alle esigenze produttive dell’azienda, in merito alla collocazione della propria prestazione lavorativa. Tale flessibilità non risponde solo allo scopo di favorire le esigenze di work life balance dei dipendenti ed il benessere organizzativo, ma anche a quello di essere funzionale alle esigenze dell’impresa, favorendo, in relazione ai diversi strumenti:OXM4G3GEQU

  • la capacità di risposta alla mutabilità della domanda di mercato – caratterizzante, ad esempio, le attività della grande distribuzione o dei call center – che richiede un numero di forze lavoro variabile nel corso della giornata, delle settimana, dei mesi;
  • l’ottimizzazione dei processi, prevedendo, ad esempio, orari diversi per processi anche temporalmente diversi;
  • la smonetizzazione dello straordinario, laddove flussi di mercato variabili possono suggerire l’adozione della Banca delle ore, uno strumento di flessibilità oraria caratterizzata da un meccanismo compensativo, tale per cui il lavoratore può nei periodi di maggiore intensità lavorativa accantonare ore (crediti), su di un conto individuale, da utilizzare in un secondo momento per godere di riposi compensativi per attività personali o familiari.

Insieme agli interventi di flessibilità organizzativa e welfare aziendale, la flessibilità oraria rappresenta dunque una leva fondamentale per tenere insieme in maniera strategica produttività aziendale e conciliazione vita-lavoro.

Autore: Francesca Venuleo

 

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