Welfare Index PMI 2019 e l’evoluzione del welfare aziendale nelle imprese italiane

Il 26 marzo scorso è stato presentato a Roma il quarto Rapporto dedicato al welfare aziendale nelle piccole e medie imprese, promosso da Generali Italia con la partecipazione delle maggiori confederazioni italiane (Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato e Confprofessioni).
La prima edizione di Welfare Index PMI del 2016, in concomitanza con l’introduzione di una normativa a favore di incentivi fiscali sul welfare aziendale, fotografò un movimento ancora immaturo e nella sua fase iniziale.
L’edizione 2019 ha mostrato il livello di maturità raggiunto da un consistente numero di imprese nella consapevolezza del valore del welfare aziendale e nella capacità di gestire politiche di welfare efficaci sia per l’impatto sociale sia per i risultati di business.
Essa ha visto protagoniste 4.561 imprese italiane rappresentative di tutte le dimensioni aziendali e di tutti i settori produttivi; inoltre, ha analizzato le iniziative di welfare suddividendole in dodici aree: previdenza integrativa, sanità integrativa, servizi di assistenza, polizze assicurative, conciliazione vita e lavoro, sostegno economico, formazione, sostegno all’istruzione di figli e familiari, cultura e tempo libero, sostegno ai soggetti deboli, sicurezza e prevenzione, welfare allargato al territorio e alle comunità.
La sicurezza sul lavoro e la prevenzione degli incidenti sono risultati essere in cima alle preoccupazioni degli imprenditori (circa il 50% delle iniziative registrate), mentre ancora poca importanza è stata data a iniziative di cultura e al tempo libero e a programmi che promuovono l’istruzione dei figli dei dipendenti (in media il 5%).
Grazie alla nuova normativa e all’interesse sempre maggiore nei confronti del welfare aziendale, le imprese attive su almeno quattro aree di welfare sono raddoppiate rispetto al 2016 e le imprese molto attive, impegnate almeno in sei aree di welfare, sono triplicate e risultano in continuo aumento in tutto il territorio italiano.
Nel 2016 le imprese attive erano soprattutto di grande dimensione. Ad oggi, le più grandi restano avvantaggiate (quota di imprese molto attive pari al 71%) ma, nelle imprese di piccola e media dimensione, la crescita è stata particolarmente veloce e la quota delle molto attive è più che raddoppiata.

Ciò che è avvenuto in questi tre anni non è descrivibile solamente in termini quantitativi, come estensione delle iniziative di welfare aziendale e aumento delle imprese che le hanno attuate, ma anche in termini di consapevolezza e di efficacia delle politiche di welfare aziendali, sia per quanto riguarda la soddisfazione dei lavoratori sia per l’impatto sui risultati aziendali.
Si è visto che se le imprese sviluppano il welfare come un progetto strategico che parte dall’ascolto delle esigenze dei dipendenti ottengono maggior successo. Il 71,2% delle imprese considerate molto attive hanno coinvolto i lavoratori nell’identificazione delle loro esigenze, delle proprie famiglie e delle comunità in cui operano e sono quelle che hanno ottenuto i migliori risultati. Difatti, il 73,1% ha rilevato impatti positivi sulla soddisfazione dei lavoratori e per il 63,9% dei casi si è avuto un miglioramento della produttività. Da questo emerge che benessere sociale e risultati di business crescono di pari passo in una relazione win-win.

Il report ha evidenziato che l’attenzione alle esigenze dei lavoratori è più alta al Nord rispetto al Sud, seppure nel complesso non risultino grossi divari da colmare in termini di diffusione delle iniziative; fanno eccezione le due aree della previdenza integrativa e della sanità integrativa, nelle quali il Sud Italia sconta un ritardo significativo di circa 10 punti percentuali.
Le differenze più importanti tra regioni settentrionali e meridionali, emergono su due ambiti strettamente connessi tra loro:
• la conoscenza da parte delle imprese (la percentuale di imprese che dichiarano di conoscere molto o abbastanza bene le norme e gli incentivi fiscali sul welfare aziendale è pari al 19,6% nel Sud Italia, contro il 30% circa nel Nord);
• la conoscenza da parte dei lavoratori (appena il 16,5% delle PMI del Sud ritengono che i propri lavoratori conoscano bene le iniziative di welfare attivate, tra le PMI del Nord-Ovest la percentuale raggiunge il 29,7%).

Al di là di una differenziazione di tipo territoriale, è necessaria una maggiore diffusione della cultura del welfare aziendale, in quanto solamente il 26,7% delle imprese ha una nozione precisa dal punto di vista normativo e tecnico e il 73,3% restano prive delle conoscenze necessarie ad attuare con sufficiente competenza un progetto di welfare aziendale.
Inoltre, c’è ancora molto da fare nella comunicazione verso i lavoratori; infatti, i servizi offerti dalle imprese sono graditi e sufficientemente utilizzati dai lavoratori in un terzo dei casi, seppur con un netto miglioramento.

Altro fattore di criticità è che il 54% delle imprese sia ancora in fase iniziale nell’approccio con il Welfare aziendale; aiutarle a sviluppare la propria iniziativa è l’obiettivo del nuovo ciclo che Welfare Index PMI intende promuovere incontrandole nel territorio, mettendo in primo piano la testimonianza delle imprese più attive, stimolando le alleanze, offrendo strumenti di informazione e conoscenza e servizi di supporto.

Dal Report è emerso che il welfare aziendale, oltre a far crescere l’impresa, fa bene al Paese perché anche lo Stato e le istituzioni locali, responsabili del welfare dei cittadini, ne traggono un vantaggio.
L’impegno delle imprese nel welfare aziendale ha contribuito a tre aree prioritarie per lo sviluppo e il benessere di tutto il Paese: salute e assistenza (il 46% ha attivato iniziative di sanità integrativa o simili; conciliazione vita e lavoro (quasi il 60% ha investito in organizzazione o facilitazioni al lavoro); formazione dei giovani e mobilità sociale (per il 44% delle PMI è un impegno cruciale).

Nel 2019 le imprese che hanno raggiunto il livello di Welfare Champion con almeno 8 aree di welfare attivate sono 68; esse si sono distinte per numerosità e intensità delle iniziative, livello di coinvolgimento dei lavoratori e impegno economico e organizzativo.

Caterina Del Po

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