Velocità e qualità, è possibile? A quale prezzo?

Il tempo è una criticità per molti. Sembra che il mercato si muova più sulla valutazione della variabile tempo e velocità che sulla qualità.

Se da un lato, infatti, abbiamo scelto di investire tutta la nostra energia nella gestione del tempo, ottimizzando l’organizzazione del lavoro, imparando l’arte della delega e il concetto del fatto bene, che vuol dire che è buono abbastanza, senza necessità di ricercare ossessivamente la perfezione, dall’altro abbiamo forse esagerato nella sfida ad un tempo soggettivo ridotto ai minimi storici. Neanche l’Organizzazione Scientifica del Lavoro di Ford e Taylor avrebbe ottenuto risultati migliori e con un’adesione volontaria delle persone. Una vera immolazione al Dio Kronos.

In realtà il tempo biologico non può accelerare, i processi interni si svolgono mediante un bisogno di tempo interno che può essere ridotto fino ad un certo limite, pena la qualità del risultato e della salute personale.

Sempre più spesso incontro professionisti stanchi e prosciugati dall’assenza del giusto ritmo tra tempo cronologico e tempo psicologico. Il tempo interno consente la riflessione e l’elaborazione dei contenuti, creando ordine, capacità di critica e di giudizio, sistematizzando le informazioni e le emozioni relative agli avvenimenti professionali e alla produzione dei contenuti disciplinari.

Possiamo ridurre questo tempo? Si, con la consapevolezza che stiamo depauperando il lavoro di quel contributo unico di idee, di creatività, di intuito e di capacità intellettive proprie del nostro organismo.

Nei momenti di recupero, di relax e di riposo, il nostro organismo non solo mette in atto un’azione di compensazione dello sforzo, ma si rigenera mediante attività differenti da cui trae ossigeno e ispirazione, per alimentare di nuovi contenuti la propria produzione cognitiva e relazionale.

Un lavoro consegnato in breve tempo, inoltre, genera sensazione di incompletezza, senso di colpa, autocritica eccessiva e timore dell’errore o del giudizio. Sensazioni ed emozioni tossiche che alimentano insoddisfazione, frustrazione e ansia. Ne consegue uno stato d’animo appesantito e svuotato di senso e di motivazione.

La flessibilità oraria e organizzativa, possono dare i risultati sperati, se basati sul rispetto del benessere della persona e dei suoi bisogni fisiologici.

Un uso scorretto delle strategie di gestione del tempo peggiorerebbe la redditività, a partire dalla qualità della produzione, fino a minacciare la motivazione e la salute delle organizzazioni.

Al contrario un corretto bilanciamento di tempo interno ed esterno, riduce i tempi della produzione, aumenta la qualità del prodotto e conserva nelle persone uno stato d’animo positivo, derivante dalla conferma di auto efficacia e di salute complessiva.

                                                                                                                                                  Autore: Emanuela Megli

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