Smetti di portare i tuoi problemi di famiglia al lavoro e i tuoi problemi di lavoro in famiglia.

Un equivoco disfunzionale dovuto alla permeabilità tra tempi di vita familiare e lavorativa e alla vecchia cultura del lavoro. Uno squilibrio per l’azienda e la persona.

Spinte, bisogni e motivazioni dell’individuo sono simili, ma gli ambienti sono diversificati. La persona è una, ma la declinazione dei suoi ruoli è differente.

L’azienda è l’azienda e la famiglia è la famiglia.

Per stare bene ogni persona deve imparare ad avere un approccio olistico alla vita, pur tenendo distinti gli ambiti in cui esprimersi a da cui ottenere le risposte ai propri bisogni evolutivi.

L’evoluzione infatti, richiede il sapere che inconsapevolmente talvolta si confondono gli ambiti di vita e magari, si cerca di compensare le mancanze di una vita privata insoddisfacente con il lavoro e con la vita d’azienda, che si ritiene erroneamente una famiglia. Questo accade quando il criterio di valutazione di efficienza e produttività si basa sul presenzialismo, sul numero di ore trascorse sul luogo di lavoro, invece che valutare il raggiungimento di un lavoro basato su obiettivi e risultati raggiunti. Questo favorisce l’equivoco secondo cui, in azienda come in famiglia, ciò che è più necessario è il tempo che si trascorre insieme, o in alcuni casi, la completa disponibilità dei lavoratori, al di là delle ore stabilite da contratto o da un accordo di smart working. Con il lavoro agile, addirittura, in molti casi, il tempo a disposizione percepito e richiesto raddoppia, diventando costante. La reperibilità dei collaboratori dà luogo alla distorsione secondo cui, questa disponibilità, seppur in un tempo promiscuo casa/lavoro, debba essere possibile, quale favore “dovuto”, in cambio del privilegio di non essere presente in azienda.

La verità è che in questi casi di scarsa chiarezza tra obiettivi, tempi e luoghi dell’organizzazione del lavoro, si finisce per rispondere male a tutti i ruoli, poiché si verifica un’eccessiva permeabilità tra gli ambiti della vita e tra i ruoli della personalità, generando stress, confusione e condizioni di forte limitazione della libertà personale e del diritto di avere ampi spazi di privato da gestire. Per questo in molti casi, un lavoro agile mal organizzato e mal gestito finisce per essere visto come peggiorativo rispetto alle condizioni di lavoro precedenti, in cui la presenza nei luoghi di lavoro, scandisce una chiara divisione tra tempi di vita privata e tempi di vita lavorativa.

Invece, le relazioni aziendali possono essere improntate ad un clima family friendly e le soft skills che richiedono possono essere simili a quelle che si mettono in campo nelle ore della vita privata con parenti e amici. Tuttavia, non si può pensare che i valori che soddisfano il desiderio/bisogno di famiglia possano essere appagate in azienda. E, sebbene il nostro inconscio ci porti a proiettare i modelli delle nostre relazioni famigliari primarie, sulle relazioni aziendali, questo non significa che sia giusto lasciare che accada. Anzi, è bene sapere che alla radice di un’espressione funzionale della personalità, è necessario saper accogliere e riconoscere questi schemi nascosti, per gestirli nel migliore dei modi, evitando di incorrere in frustrazioni e insoddisfazione.

Allo stesso modo quando si vive in famiglia, è necessario saper lasciare il ruolo in azienda, dandosi il permesso di stare nel ruolo famigliare, consentendosi di godere appieno della libertà di azione della personalità, che saprà sfruttare al meglio tutte le competenze apprese dai ruoli finalizzate alla vita di relazione e alla socialità diffusa.

Emanuela Megli

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