Serpenti in giacca e cravatta: rischio professionale per chi è al potere

In questi giorni stiamo assistendo alle atrocità che stanno colpendo il nostro pianeta, bombardato in senso letterale e metaforico in nome del potere e dell’egemonia politica. È inevitabile dunque chiedersi, ancora una volta, come sia possibile compiere atti così disumani nei confronti del genere umano. 

Per provare a dare una risposta a questo dilemma, l’ex politico David Owen e lo psichiatra Jonathan Davidson hanno descritto la cosiddetta “Sindrome di Hubris” per identificare un quadro clinico derivato dall’eccessiva concentrazione del potere nelle mani di alcuni politici. La sindrome di Hubris si riferisce alle persone che cambiano personalità quando si trovano in una posizione di leadership. Si tratta di un quadro clinico che deriva dall’eccessivo potere e che non presenta lo stesso sviluppo dei disturbi della personalità.

Gli psicologi Paul Babiak e Robert Hare, nel loro libro Snakes In Suits: Understanding and Surviving the Psychopaths in Your Office”, hanno chiamato snakes in suits, serpenti in giacca e cravatta, quegli individui, veri e propri campioni del neoliberismo, caratterizzati da egocentrismo, da un nutrito repertorio di menzogne, di manipolazioni, di inganni e di indifferenza, che sono arrivati a ricoprire posizioni di primo piano nel mondo degli affari e della politica, anche mondiale. Chi vi viene in mente?

Da alcune analisi psicologiche è emerso come alcune personalità note a livello mediatico si avvicinino molto a questo quadro, tra cui: David Lloyd George, Neville Chamberlain, Margaret Thatcher e Tony Blair, Donald Trump, George Bush, Vladimir Putin, solo per citarne alcuni.

La sindrome, tuttavia, non si limita ai politici: questi “serpenti” hanno molto successo anche nel mondo aziendale. Gli autori, infatti, spiegano che la capacità di certi leader di reggere pressioni e stress lavorativo, il loro presenzialismo, il loro essere coraggiosi e convincenti sono spesso scambiati per attitudini positive e carismatiche, le quali, in realtà, celano tratti di spregiudicato narcisismo.

Sono personalità attratte da aziende grandi e dinamiche, scarsamente strutturate o con una supervisione molto ridotta. In genere non operano bene in squadra perché non amano condividere informazioni o competenze e questo li rende felici quando vedono gli altri fallire. Sono dipendenti dal potere, dallo status e dal denaro. 

Modello in cinque fasi

Nel loro libro, Babiak e Hare propongono un “modello in cinque fasi” di come una personalità di questo tipo sale e mantiene il potere sul posto di lavoro: ingresso, valutazione, manipolazione, confronto e ascensione. 

  1. Nella fase di ingresso, utilizzerà abilità sociali altamente sviluppate e fascino per ottenere un impiego in un’organizzazione, risultando persino benevolo.
  2. Una volta entrato nella fase di valutazione, valuterà i colleghi in base alla loro utilità e tenderà ad identificarli come pedine (figure con un’influenza informale e facilmente manipolabili) o mecenati (figure con potere formale e utilizzate per proteggersi dagli attacchi). 
  3. Attraverso la manipolazione realizzerà uno scenario di “finzione” in cui verranno create informazioni positive su sé stessi e disinformazione negativa sugli altri. 
  4. Nella fase del confronto utilizzerà tecniche subdole per raggiungere il suo obiettivo, allontanando le pedine o avvalendosi dei mecenati. 
  5. Infine, nella fase di ascensione, assumerà una posizione di potere e prestigio da chiunque lo abbia sostenuto in precedenza.

Il potere è una droga che ubriaca, e non tutti i leader hanno una personalità abbastanza forte per poter contrattaccare. Farlo significa mettere in gioco una combinazione di senso critico ed etico, umorismo, decoro e persino di cinismo, che tratta il potere per ciò che realmente è: un’occasione privilegiata per influire e per determinare il giro degli eventi.

Raffaella Stella

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