Novità normative sullo Smart working

pexels-photoIl Capo II del DDL 2233 del 3 novembre 2016 disciplina ed incoraggia il lavoro agile, cosiddetto smart working.

Il testo approvato dal Senato muta l’originale definizione contenuta nel testo approvato precedentemente dal Consiglio dei Ministri. Il nuovo testo definisce il lavoro agile qualemodalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva”. Detta definizione, nel solco della precedente, rimane sufficientemente ampia da includere pressoché tutte le forme di prestazioni rese parzialmente al di fuori dei locali aziendali, consentendo così di introdurre nuove forme di responsabilità, flessibilità ed efficienza, senza limitarne l’applicazione a determinate categorie di lavoratori.

Analizzando il testo si evince subito che il requisito essenziale per l’attivazione dello smart working è la volontarietà delle parti. Si prevede, infatti, la sottoscrizione di un accordo che stabilisca, fra l’altro, se lo stesso sia a tempo determinato o indeterminato. Nell’accordo andranno, inoltre, indicati i tempi di “connessione” e di riposo del lavoratore, ma anche le misure tecniche e organizzative per assicurare la disconnessione dello stesso dalle strumentazioni di lavoro e le forme di recesso. Sono confermate, in ogni caso, alcune condizioni basilari che è lo stesso Disegno ad indicare:

– diritto alla parità di trattamento economico e normativo dello smartworker a quello complessivamente applicato a chi svolge le stesse mansioni;

– apposite misure di protezione dei dati e di tutela della sicurezza sul lavoro, tutela antinfortunistica.
Il ricorso a prestazioni di smartworking porteranno ad un considerevole
aumento della produttività del nostro Paese, contribuendo ad abbattere anche il tasso di assenteismo.

Ciò che, tuttavia, rappresenta il vero elemento di novità di tale prestazione lavorativa è la spinta verso una maggiore responsabilizzazione del lavoratore in termini di raggiungimento di obiettivi aziendali, grazie all’impiego delle nuove tecnologie.

Si superano, infatti, i tradizionali princìpi in tema di materialità del luogo di lavoro, in favore di una maggior connessione tra performance del singolo lavoratore e risultati dell’impresa.

La linea di tendenza delle riforme lavoristiche è quella di incrementare il binomio produttività e flessibilità.

Autore: Vincenzo Perrone

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