LEADERSHIP GENERATIVA: 9 CONSIGLI per una leadership al femminile autentica

La ricostruzione avvenuta nel secondo dopo guerra grazie alle donne, è simile a quella che possiamo mettere in campo oggi. Hanno saputo essere attive sia sostituendo i mariti e prendendone i posti di lavoro, sia come angeli del focolare, sia come vere soldatesse, facendosi carico di atroci sofferenze per dare voce a noi oggi.

Le donne durante la resistenza contro il nazi-fascismo- un’ideologia dittatoriale che le donne avvertivano più degli uomini, per il gap di genere -, hanno avuto un ruolo fondamentale di aiuto e supporto ai fuggiaschi, nascondendoli e prendendosene cura, rischiando la vita. Spesso molti hanno confuso questo ruolo di cura con le qualità della “maternità”, ma in realtà anche quella era un’azione politica e rischiosa.

Oggi sembrerebbe che non sia più il tempo della lotta e delle grandi resistenze perché ormai abbiamo leggi a favore della pari dignità morale e legislativa tra uomo e donna, a favore della conciliazione vita lavoro ecc. In realtà, se la cultura non riconosce la donna e tende a schiacciarla nella stessa spirale involutiva del passato, spinge la donna ad aumentare la pressione del conflitto di genere privato, anche a livello sociale. E le condizioni di assenza di reale parità non potranno consentire alla donna di restare in silenzio.

Nel romanzo Lo Sparo di Natalia Ginzburg, l’autrice scrive una lettera diretta a Alba De Cespedes (dirigente della rivista il Mercurio) parlandole del “problema delle donne” che altro non è che l’abitudine a cadere in un “pozzo”, quel luogo di grande malinconia e di buio che la condizione di donna, con gli affanni e le fragilità che la cura degli affetti le comportano e sostiene che invece la donna dovrebbe lottare per la sua libertà e difendersi dalla tendenza a cadere nel “pozzo”. A questa lettera Alba De Cespedes, risponde che proprio grazie a questo “pozzo” la donna riesce a rinascere e a ricomporre sé stessa, uscendone più forte o “armata”. Si delineano due tipi di femminismo, uno di tipo egualitario, in cui si ritiene che la donna debba essere come l’uomo che non cade mai nel pozzo o che ne esce armata e l’altro che ritiene che grazie alla femminilità, alla vulnerabilità, a quel “pozzo”, la donna può essere diversa dall’uomo e contribuire con doti differenti allo sviluppo dell’umanità.

Come? Attraverso la vocazione alla BELLEZZA.

La bellezza è ciò che manifesta la verità (C. Lubich, 1948) e la donna facendo leva sul valore dell’autenticità e della relazionalità può sviluppare ed essere d’esempio per una Leadership della bellezza e della VULNERABILITA’. Una vulnerabilità che non è fragilità o debolezza, ma consapevolezza di sé, riconoscimento e accoglienza del limite, dell’errore, della perfettibilità e della caducità della vita. In tal modo la donna diventa esempio di resilienza. Mentre, al contrario, la rigidità presenta un punto di rottura, mostrando il paradosso teorico e pratico, secondo cui ciò che si mostra forte (rigido/inflessibile), è debole e, ciò che è debole (flessibile/vulnerabile) è al contrario forte.

Mantenendo in campo la vulnerabilità come elemento di forza -oltre gli stereotipi-, la donna OFFRE E MOSTRA un nuovo modello di leadership, al femminile ed efficace.

Lo sviluppo di una leadership a femminile autentica e generativa, è un percorso complesso in una società che ha spesso una logica maschilista nel campo dell’economia, del lavoro e della politica, che sovente la costringe a scegliere tra vocazioni forti: generare valore in sé stessa nei diversi ambiti della vita spesso contrapposti e

autoescludenti in una società non inclusiva.

Può farlo attraverso 9 CONSIGLI per una leadership al femminile, autentica: una femminilità nuova, UNA LEADERSHIP GENERATIVA.

  1. essere aderente a sé stessa (fedeltà alla propria personalità),
  2. essere connessa con sé stessa e ad alimentare la propria personalità, mettendo a frutto le proprie passioni,
  3. prendendosi cura di sé e delimitando la propria indole altruistica,
  4. esercitare l’autodisciplina nel perseguire i propri obiettivi,
  5. delegare ed evitare i sensi di colpa da “effetto Wonder Woman” o causa “aspettativa sociale” (nei diversi ruoli),
  6. gestire la spinta al multitasking con una ottimale gestione del tempo,
  7. valorizzare le competenze trasversali attraverso il coraggio di mettere in gioco sentimenti ed emozioni (ascolto, empatia, intuito, genio, determinazione, dialogo affettivo-emotivo), evitando di corazzarsi contro gli stereotipi e le discriminazioni latenti ed esplicite.
  8. imparare a fare squadra con le altre donne, crescendo in un modello di successo non competitivo ma cooperativo, riconoscendone il valore della unicità di ogni persona.
  9. ricordarsi di nutrire la bellezza spirituale: di curare l’alimentazione interiore e la motivazione basata sul piacere più che sul dovere.

La missione della donna è pertanto, rendere straordinario l’ordinario, con l’amore e senza attaccamento al potere, ma gestendolo come Bene comune, per un amore più grande.

Emanuela Megli

Estratto del contributo di Emanuela Megli al libro “Per una Ri-costruzione del Paese post Covid 19. Idee in movimento “[Volume a cura dell’Associazione di Promozione Sociale CREIS – Centro Ricerca per l’Innovazione Sostenibile].

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