La formazione in azienda è la leva fondamentale attuale per gestire il cambiamento

La formazione è una leva fondamentale per il futuro delle organizzazioni, chiamate a garantire un aggiornamento costante (lifelong learning) lungo tutta la vita professionale del lavoratore. È quanto emerge nell’articolo del 14 febbraio 2019 pubblicato su Il Sole 24 Ore, dal titolo “Ogni euro investito in formazione aumenta il valore fino a tre volte”. Alla base del successo dell’impresa, inoltre, vi è una cultura aziendale fondata sulle soft skills: dalla resilienza, alla capacità di autodeterminarsi, passando per il controllo delle emozioni, alla capacità di lavorare in gruppo o comunicare efficacemente, rilevanti sono le competenze trasversali per poter gestire il cambiamento.
La rivoluzione tecnologica 4.0 in Italia sta avanzando sempre più velocemente, creando per le imprese la necessità di stare al passo con la trasformazione in atto anche nella gestione delle risorse umane. È il bagaglio di competenze acquisite e lo sviluppo del “capitale psicologico” a determinare la gestione di tale complessità.
Come ha affermato Isabella Covili Faggioli, presidente AIDP nazionale, alla vigilia del 48° Congresso nazionale AIDP che si è tenuto il 7 e 8 giugno 2019 ad Assisi, “la formazione 4.0 è il principale tema di svolta per cogliere tutte le opportunità che la IV Rivoluzione industriale potrà offrire. Possiamo affermare con certezza che senza formazione e competenze innovative non saremo in grado nel medio periodo di realizzare le indispensabili precondizioni per lo sviluppo virtuoso della nuova economia digitale e cognitiva. Le aziende ne sono consapevoli, ma dobbiamo costruire quelle indispensabili infrastrutture di sistema che favoriscono la crescita della formazione 4.0 in una prospettiva collaborativa e integrativa tra intelligenza umana e intelligenza artificiale”.
Secondo una ricerca realizzata da AIDP sulla formazione in azienda e presentata nei giorni scorsi al Congresso stesso, circa il 90% delle imprese esaminate nel campione ha erogato formazione manageriale e tecnico-professionale ai propri dipendenti attraverso propri servizi dedicati o, nel 16% dei casi, usufruendo di fornitori esterni o partnership con Università o Business School. Sta crescendo il numero delle Academy aziendali, strutture create all’interno delle aziende per soddisfare esigenze di formazione tecnica, manageriale e organizzativa. Nella ricerca sono state censite 84 Corporate Academy, le quali si contraddistinguono per una forte connessione con la realtà e le strategie aziendali.
La maggior parte di esse ha sviluppato percorsi formativi sulla sicurezza (75%) o sulle soft skills (65% e in notevole aumento nei percorsi di formazione interna); seguono le lingue straniere (54%) e i temi specifici dei singoli settori (39%).
Seppure la formazione in aula e il coinvolgimento attivo dei dipendenti siano ancora molto utilizzati, l’e-learning sta crescendo in modo esponenziale: è adottato nel 52% dei casi a favore di una formazione usufruibile in qualsiasi momento. Crescono metodologie di formazione legate alla gamification e all’apprendimento esperienziale, oltre all’utilizzo di web-series ed episodi integrati a piattaforme online. Infine, si stanno affermando nuovi attori come il virtual coach.
Tuttavia, come evidenziato da una ricerca condotta da EY e l’Università La Sapienza di Roma, l’Italia rimane sotto la media UE per quanto riguarda la percentuale di adulti che partecipano ad attività di apprendimento permanente, anche se le cifre sono in crescita. Inoltre, se le grandi aziende si stanno aggiornando per mantenersi in linea con il progresso, non si può dire lo stesso delle piccole medie imprese. Quello che si rende necessario per le aziende ora è rilanciare le PMI, in forte ritardo, attraverso attività di aggiornamento professionale e apprendimento di nuove competenze, al fine di poter gestire al meglio le innovazioni.
“Investendo 1 euro sulla formazione e lo sviluppo di certi tipi di skill – spiega Donato Ferri, Mediterranean People Advisory Services Leader di EY – si ottiene un aumento del fatturato da 2 a 3 volte il valore investito in un anno, a seconda se si parla rispettivamente di aziende grandi o medio-piccole. Oggi a cambiare è il metodo di lavorare sulle persone e a durare non è la competenza che si impara negli anni. Non si può pensare di non lavorare sulla psicologia e la capacità di un manager di motivare e di motivarsi, soprattutto se si considera che le aziende che hanno più successo sono quelle che possiedono diversi livelli di leadership e che, nel 2050, più della metà delle professioni saranno basate sul self-employment”.

Caterina Del Po

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