Il welfare aziendale è una mission naturale nelle società cooperative, ma le opportunità che esso comporta richiamano alla vocazione cooperativa anche le imprese “profit”.

Il welfare aziendale è quell’insieme di attività, beni e servizi aventi l’obiettivo di migliorare la qualità di vita e il benessere dei dipendenti, nonché incrementare la produttività aziendale. Il welfare ha sempre più un ruolo significativo per lo sviluppo delle risorse umane e per la creazione di imprese di successo e, per poterlo implementare, occorre che sia supportato da una forte base culturale e dall’adesione da parte dei soggetti apicali.
Nelle interviste effettuate a responsabili aziendali per analizzare diversi case studies appartenenti al mondo cooperativo del Centro Nord (tesi di laurea magistrale sul welfare aziendale a cura di Caterina Del Po, Università degli studi di Firenze, 2015) si rileva quanto il welfare sia fondamentale, necessario e radicato nella loro forma mentis. Si evince, infatti, che realtà cooperativa e benessere organizzativo sono due aspetti che vanno all’unisono e che essa ha da sempre ragionato in termini di welfare e di valorizzazione delle persone e del loro lavoro.
La cooperazione è sorta nella seconda metà del 1800 proprio per creare un vantaggio per i soci e cercare di fronteggiare tutti gli effetti, anche problematici, della rivoluzione industriale.
Se caratteristica delle società cooperative è il perseguimento del c.d. scopo mutualistico, cioè la capacità di fornire beni/servizi/occasioni di lavoro ai membri dell’organizzazione a condizioni più vantaggiose di quelle che potrebbero ottenere sul mercato, ne consegue che loro elemento identitario sia quello di produrre welfare. Fare welfare a partire da un miglioramento dei rapporti di lavoro è per la cooperazione un assunto fondamentale e ne connota la sua natura più profonda, la sua storia e il suo sistema valoriale. Aumentare il benessere dell’individuo e contribuire a un ascolto attivo dei bisogni sempre crescenti degli individui fa parte del Dna della realtà cooperativa e completa la sua mission aziendale. Le basi dell’identità cooperativa si possono scorgere nei principi di Manchester; difatti, nella Dichiarazione di identità cooperativa del 1995 (le due precedenti dichiarazioni furono approvate nel 1937 e nel 1966) si legge: “Una cooperativa è un’associazione autonoma di persone unite volontariamente per soddisfare le loro aspirazioni e bisogni economici, sociali e culturali comuni, attraverso la creazione di una impresa di proprietà comune e democraticamente controllata”.
Un altro aspetto che muove le cooperative verso la realizzazione di percorsi di welfare è di natura economica ed è legato alla tenuta dei rapporti societari; esse si reggono sul capitale sociale e, quindi, sulle quote delle persone fisiche che ne sono socie. Di conseguenza, la stabilità delle cooperative dipende da una stabilità del rapporto societario e lavorativo e il welfare aziendale permette di rafforzare il rapporto con i soci, aumentare il loro senso di appartenenza e diventare un elemento forte anche a garanzia della stabilità economica. Nei casi esaminati, questa forte base culturale ha spinto a interrogarsi sulle necessità dei lavoratori, a definire un piano d’indagine e, in alcuni casi, ad implementare un vero e proprio piano di welfare strutturato. Ciò ha portato, in particolar modo, a fornire contributi economici a sostegno delle famiglie e della tutela della salute, nonché a creare programmi di flessibilità lavorativa a favore dei lavoratori stessi.
A partire dal 2015, per la prima volta, il tema lasciato spesso in disparte dall’analisi giuslavoristica, diviene un pilastro di una riforma del mercato del lavoro. Con la nuova normativa introdotta dalle leggi di stabilità 2016 e 2017, infatti, il welfare aziendale è diventato una leva importante sia per i lavoratori/trici che per le aziende. Da tutto ciò si può desumere che è giusto asserire che il concetto di welfare nella cooperazione è una “mission” naturale e che anche le imprese profit sono sempre più chiamate alla vocazione cooperativa nel senso che dall’alleanza dipendenti-impresa passa sempre il successo delle organizzazioni, al di là degli scopi lucrativi. La cosiddetta logica win-win, ovvero una geometria variabile a somma positiva per tutti.
E questo è un segnale di speranza che arriva dalla politica e dalla legge di bilancio perché significa che stiamo recuperando il valore del capitale umano nelle dinamiche di business e nei criteri di “successo economico-aziendale”.

Caterina Del Po

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