È arrivato il tempo per i lavoratori di essere felici a lavoro?

Dipendenti felici fanno un’azienda felice, la rendono più solida, più produttiva e appetibile sul mercato. Un’azienda felice attrae i migliori talenti, quelli disposti a fare propria la cultura aziendale e a contribuire alla crescita dell’impresa.
Di frequente, invece, è proprio il lavoro a creare i disagi più profondi nelle persone, diventando una fonte di stress, tanto da far inserire il burnout nella lista della Classificazione internazionale delle sindromi di natura fisica o psichica elaborata dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), nonché da obbligare tutti i datori di lavoro a valutarne i rischi derivanti per la salute, al pari di qualsiasi altra fonte di rischio previsto dal D. Lgs. 81/2008 nell’organizzazione.
Fa riflettere, come ci ricorda l’articolo “La felicità al lavoro conta. Chissà se lo capiremo anche da noi” pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 12 Giugno 2019, la notizia di questi giorni dell’approvazione in Nuova Zelanda di una legge di bilancio fondata sul benessere dei cittadini, attraverso cui sono stati stanziati diversi miliardi per servizi di salute mentale, povertà infantile, aiuti ai senzatetto e alle minoranze e contro la violenza familiare. È stata introdotta l’idea di un “bilancio del benessere” che obbliga a spendere i fondi pubblici in attività volte a prevedere effetti sociali positivi e non soltanto un ritorno economico. Come affermato da Jacinda Ardern, primo ministro neozelandese, valutare l’impatto a lungo termine delle politiche sulla qualità della vita delle persone è meglio che concentrarsi sulle misure di produzione a breve termine; ogni politica deve migliorare il benessere di tutte le generazioni.
Lo stesso vale per il sistema-azienda dove la promozione del benessere e il suo mantenimento sono i requisiti essenziali per un impatto positivo sulla crescita aziendale anche nel lungo periodo. Infatti, solo un lavoro “sano” permette la realizzazione piena dell’essere umano all’interno del luogo di lavoro. È tempo, perciò, di inserire la felicità nei Piani strategici, al fine di migliorare la salute dell’impresa e di garantire alti livelli di commitment a lungo termine.
Il benessere del team è fondamentale e richiede la volontà da parte dei capi di dedicarvi tempo ed energie. È un investimento che porta i suoi frutti per chi ha la lungimiranza di credere che la soddisfazione e il coinvolgimento dei propri dipendenti non sia un costo, ma un beneficio reale che crea valore.
Il disinteresse verso i bisogni personali e professionali dei dipendenti li renderà sempre meno coinvolti. Mantenere informati i collaboratori sulle decisioni aziendali, creare spazi d’incontro, adoperare uno stile di leadership che valorizza e stimola la partecipazione, puntare a un sistema di comunicazione efficace, li farà sentire parte integrante del progetto imprenditoriale ed elemento importante di una squadra che ogni giorno lavora per ottenere un successo condiviso. Non sentirsi apprezzati ma sfruttati, invece, è il principale motivo per cui i dipendenti lasciano le aziende o vi lavorano con disinteresse. Per stimolare la loro partecipazione e, conseguentemente, generare felicità sul luogo di lavoro è essenziale inserire ogni singolo membro del team all’interno di un virtuoso percorso di crescita.
Uno degli indicatori più importanti per la felicità lavorativa di un dipendente è il rispetto del delicato equilibrio tra vita professionale e vita privata accompagnato da un accurato sistema di welfare aziendale capace di valorizzare e trattenere i talenti.
Secondo uno studio realizzato da Dale Carnegie & Associates, società di training, i top manager concordano sul fatto che certi parametri abbiano peso più di altri per generare produttività e fidelizzazione. Le misure di maggior successo per aumentare il coinvolgimento dei collaboratori e rendere più solida la propria cultura aziendale sono costituite, in base all’indagine, da corsi di formazione, migliori condizioni di lavoro, compensi e benefit più competitivi, creazione di percorsi di carriera e orari lavorativi flessibili.
Dal Rapporto 2019 di Welfare Index Pmi è emerso che i piani per il benessere di chi lavora sono sempre più diffusi anche nel panorama imprenditoriale italiano. Auspichiamo che si diffonda sempre più una cultura che punti al benessere dei lavoratori e che segua l’esempio delle esperienze più virtuose in questo senso.

Caterina Del Po

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