Donne: eliminare la violenza, con la conciliazione vita lavoro

13 Novembre 2019
Presentazione Libro “Suoni Familiari” di Emanuela Megli (a sinistra nella foto)
con Enrica Simonetti Giornalista (a destra nella foto)

Oggi, 25 novembre, giornata della eliminazione della violenza contro le donne, leggo sui quotidiani dichiarazioni di dati statistici sulla violenza di genere, di aggressioni, di stupri. Ascolto dai referenti istituzionali dichiarazioni di dati sulla sicurezza, qualcuno cita il bisogno di una educazione più improntata al riconoscimento delle emozioni e della gentilezza. Vedo sui social e sui profili e “stati” delle persone, frasi e freddure sulla differenza tra uomo e donna, in cui si ironizza sul fatto che non ci sia alcun bisogno di parlare di parità di genere, perché ormai gli uomini sarebbero più minacciati dalle donne, che le donne dagli uomini.

Cosa ci sta sfuggendo, in questo panorama?

Ci sta sfuggendo che l’origine di un rapporto squilibrato ha radici molto lontane, nel contesto della società patriarcale, in cui l’impostazione della relazione uomo donna, era regolata dal possesso, verso la moglie, verso la figlia, una condizione in cui la donna era spesso vista come oggetto d’amore e non come soggetto d’amore, di desiderio. Una società con una netta separazione dei ruoli e in cui l’uomo si occupava di procacciare il pane per vivere, fuori di casa, mentre la donna aveva il compito di lavorare nelle mura domestiche e di occuparsi della gestione della casa e della cura dei figli e del marito. Oggi non siamo più in questa condizione sociale, tuttavia, un retaggio storico molto pesante, fa sì che viviamo mentalmente ancora la stessa divisione di ruoli e compiti. E, sebbene la donna sia uscita dalle mura di casa per svolgere anche essa il ruolo di breadwinner (portatrice del pane), su di essa incombe ancora lo stereotipo di essere l’unica responsabile del compito di cura, l’angelo del focolare.

In un sistema siffatto e culturalmente arretrato, si verificano delle condizioni sfavorevoli per la donna. Innanzi tutto la mancanza del riconoscimento del suo duplice ruolo (dentro e fuori la casa e la famiglia) e poi, la difficoltà a gestire il doppio carico di responsabilità, non equamente condiviso con il suo partner.

Non si tratta per le donne, di voler seguire il modello di affermazione “al maschile”, per dimostrare una presunta inferiorità, ma di poter liberamente e con gioia, espletare il suo ruolo di soggetto pensante e operante nella società, tanto quanto nella famiglia. Non si tratta per le donne, di voler rovesciare gli equilibri affettivi e competere con il maschile, quanto di entrare e vivere nella società accanto ad essi e a pieno titolo, avendo la speranza di poter vedere rimossi o smussati gli ostacoli e gli impedimenti al suo accesso e alla sua permanenza nel luoghi di lavoro. Di vedere accolte tanto le sue qualità estrinseche, quanto quelle intrinseche, di poter far fruttare tanto le sue doti intellettive, quanto quelle sociali ed emozionali, di essere accolta tanto per la sua affidabilità e competenza quanto nelle sue fisiologiche esigenze, come la maternità, senza per questo venire discriminata e allontanata in modo diretto o indiretto.

Condizioni di sleale discriminazione, hanno portato alcune donne a diventare cinici modelli maschilisti al femminile, anche inconsapevolmente, a rinunciare alla famiglia e ai figli, pagando il costo personale e sociale di 1,25 figli pro-capite in Puglia (Dati Istati 2018), o pagando il costo personale di abbandonare il lavoro (32,8% vs un dato maschile del 58,5% su un dato nazionale del 49,5%) o di non cercarlo affatto (tasso di inattività femminile: quel 38,6% di donne scoraggiate che non cercano lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare, dati Istat 2018).

Qual è la sfida che ci viene posta dinanzi allora?

Un modello di società avanzato culturalmente che non solo sia capace di prendere le distanze da inutili e improduttivi stereotipi e discriminazioni di genere, che non si lascia trascinare sul dibattito della presunta superiorità tra uomo o donna, ma che favorisce il riconoscimento della differenza nelle peculiarità tipiche del maschile e del femminile, richiamando un maggiore bisogno di presenza e di bellezza maschile in campo domestico ed educativo ed un maggiore bisogno di sostegno della presenza femminile in campo professionale, nei ruoli apicali e laddove, la femminilità che rimane fedele alle sue qualità intrinseche (accoglienza, intimità, ascolto, comunicazione, relazione e cura, tenerezza, vulnerabilità), possa aiutare a riequilibrare gli ambienti, a restituire umanità alle strutture. L’apertura e l’accoglienza al femminile nella sua autenticità, al contrario dei modelli femministi che si sono affermati causa forza maggiore, può dare esempio di una forza che non nega la debolezza (si pensi alla maternità o all’allattamento o al parto), ma che la com-prende e la esalta quale condizione di vera forza. La fortezza sia per l’uomo che per la donna non consiste infatti nella negazione del limite e della difficoltà, quanto piuttosto nella capacità di riconoscerlo e attraversarlo con pazienza, bellezza e amore per se stessi e per un bene più grande (per la società). 

Una società e un contesto economico in grado di accogliere e valorizzare la bellezza di tutti i suoi componenti nella diversità, può fare leva sulla capacità di investire in tutte le “categorie economiche” (uomini, donne, giovani, anziani, diversamente abili) creando condizioni di produttività in linea con le opportunità del mercato e con le risorse disponibili.  Sistemi innovativi di gestione d’impresa, hanno dimostrato che si possono de standardizzare gli orari di produzione, seguendo i flussi di domanda del mercato e di clientela (variabili nel corso dell’anno) e rendendo flessibile l’orario e l’organizzazione del lavoro, conseguendo un’ottimizzazione dei costi e maggiore motivazione delle risorse umane, oltre che produttività.

Un rapporto equo tra uomo e donna, tra marito e moglie tra padre e figlia, è quello in cui si considerano i bisogni delle diverse esigenze delle persone nel loro genere e ci si fa carico in modo equo di tali esigenze, al fine di favorire la libertà di scelta nel modo di contribuire al benessere e allo sviluppo sociale e comunitario. Un rapporto tra la società civile e i cittadini che contempla e favorisce la pari opportunità tra uomo e donna, di accesso e permanenza nei luoghi di lavoro, è quello in cui le istituzioni e la società civile, si fanno carico delle disuguaglianze e si sforzano di trasformale in opportunità di crescita mediante il loro coinvolgimento. Serve un contesto che favorisca la partecipazione responsabile e competente delle istituzioni al carico e al compito di cura ed educativo, alla bellezza della natalità e della famiglia, che si prende cura e cerca di creare le condizioni perché essa sia desiderata, sostenuta e alimentata da tutti i soggetti che in qualche modo fruiscono della sua esistenza (il circolo virtuoso n cui la famiglia sostiene i servizi di welfare, a cui essi devono poter ritornare).

Un Paese, una regione e una città in cui le giovani generazioni abbiano voglia e possibilità di vivere e lavorare, senza dover fuggire all’estero, desiderando e sentendo la bellezza di “appartenenza” e di contribuire allo sviluppo del proprio territorio.

Emanuela Megli

PhD, Formatrice Master Trainer Pnl & Project Manager 

Consulente del Cambiamento per l’Innovazione Organizzativa, il Welfare Aziendale e la Conciliazione Vita- Lavoro http://www.consparitapuglia.it/index.php?option=com_docman&view=list&slug=progetto-welflex&Itemid=236

Membro Segreteria Tecnica di attribuzione del Marchio Puglia Loves Family http://family.regione.puglia.it/

Amministratrice di M74Solution srl https://www.m74solution.it/ società per il welfare aziendale e la conciliazione vita-lavoro

Referente Commissione Lavoro, Formazione e Conciliazione vita-lavoro Forum delle Associazioni familiari della Puglia https://www.forumfamigliepuglia.org/ 

Scrittrice categoria Donna, Pari opportunità, Conciliazione vita-lavoro e Famiglia

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