Di padre in figlio. Trovare il proprio carisma, senza paura di essere se stessi.

Il supporto affettivo non esclude la serietà e la verifica dei risultati, in un approccio autorevole e di partnership che conduce ad un obiettivo comune.

Emanuela Megli

Emanuela Megli – Amministratrice M74Solution srl

Master Trainer, Business Coach e Scrittrice

“Emanuela, ho qualche consiglio da chiederti…”, mi dicono alcuni dei titolari d’impresa che seguo.

Ascolto… sorrido e annuisco con la voce.

“I dipendenti spesso vengono nella mia stanza per riferirmi di litigi tra di loro, di mancanza di rispetto e di riconoscimento. Come mi devo comportare?”

“Io cerco di ascoltare e poi dico loro che devono vedersela da soli. Tuttavia, mi rendo conto che alcune differenze portano al contrasto. Faccio bene?”, prosegue.

Nelle consulenze organizzative, sulla coesione interna e sull’ottimizzazione degli obiettivi aziendali, mi vengono rivolte spesso questo genere di domande, che fanno ben sperare in un cambiamento della cultura organizzativa.

Sovente sono aziende in cui è cambiato il Board, e più nel dettaglio la proprietà, attraverso un delicato passaggio generazionale, in cui in genere il padre era una figura “importante”, con una concezione autoritaria della gestione dell’impresa, ma anche carismatica. Una figura paternalistica, in grado di portare acquiescenza e ordine, anche se tramite un governo top down, ovvero una direzione “dall’alto verso il basso” delle decisioni, accompagnata da una notevole partecipazione affettiva delle dinamiche, grazie anche ad una lungimirante osservazione diretta delle dinamiche – passando per le officine e parlando con gli operai e con i dipendenti – e non mediata da figure intermedie più attente alla stretta verifica, al controllo freddo e formale delle normative e dell’esecuzione dei compiti prescritti.

Ma mio padre è ineguagliabile, però… ed io sono io…”, prosegue il neo titolare dell’azienda.

Si, certo, confermo, ed ognuno ha il suo stile, tu hai il tuo.

Anche se non è facile, se sei giovane e magari non ancora riconosciuto come amministratore, specialmente perché il confronto è inevitabile e se non sono abbastanza duro, rischio di non ottenere lo stesso rispetto”, mi confida.”

Ma è proprio così?

Nel passaggio dal sistema di gestione deterministico e funzionale a quello relazionale, è necessario integrare il rispetto delle regole, con la capacità di mettere in campo affettività e emozioni. Un approccio autorevole.

A volte i dipendenti vanno dai capi, o dal titolare, esattamente come dei fratelli che dopo una lite, corrono dalla mamma o dal papà, riflettendo lo stile relazionale famigliare che hanno avuto con i loro genitori.

Emanuela Megli

Spesso, infatti, dietro richieste di aumenti, di ricompense economiche, si celano bisogni di riconoscimento e di stima. C’è bisogno di acquietare qualche paura. Ad esempio di non essere bravi come i più giovani, di non essere apprezzati per mancanza del titolo, di non avere abbastanza esperienza come i più anziani e quindi di perdere il proprio lavoro, oltre che la propria visibilità, la stima di sé e l’appartenenza alla piccola comunità aziendale.

Per questo è necessario investire sulle relazioni e sul senso di comunità nelle aziende. Bisogna comprendere che i dipendenti vanno coccolati e tenuti in grande considerazione, oltre che responsabilizzati sul risultato. E’ importante ascoltare ciò che non viene detto, considerare che il supporto affettivo non esclude la serietà e la verifica dei risultati, in un approccio autorevole e di partnership. Un obiettivo comune e condiviso di crescita dell’azienda, attraverso il benessere dei lavoratori e delle lavoratrici, la conoscenza dei loro bisogni personali e professionali, a cui rispondere in un ottica di ottimizzazione dei processi produttivi e delle performance aziendali.

Il punto è trovare il proprio stile direzionale e di governance, non avendo paura di mettere in gioco se stessi e l’autenticità tipica del saper essere persona oltre i ruoli. Non c’è maggiore considerazione, infatti, di chi mette il proprio timbro e lascia la propria impronta nella vita, sviluppando di conseguenza il proprio carisma.

di Emanuela Megli

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