Chiunque può fare impresa? Si, soprattutto le donne, attraverso nuove politiche di supporto.

Nonostante rappresenti ancora oggi una scelta ardua, fare impresa parte dalla consapevolezza di sé e della propria self leadership.

“Imprenditore è «chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio».

Come riferito dall’Enciclopedia Treccani, l’imprenditore è una persona che crea un’impresa con l’obiettivo di realizzare un profitto.

Dunque, oggi chiunque può fare impresa? La risposta è “SI”, chiunque abbia un’idea innovativa per crearsi il lavoro può farlo, a prescindere da genere, età, titolo di studi pregresso. Basti pensare a quali possibilità poteva avere un imprenditore di 100 anni fa: se non aveva la capacità di fare qualcosa e non aveva il capitale per comprare dei beni, non poteva certo avere fortuna.

Ma fare impresa non è solo questo.

Il significato del termine imprenditoria riguarda un imprenditore che si attiva per cambiare il mondo. Che si tratti di un imprenditore digitale che risolve un problema con cui molti lottano ogni giorno, che unisce le persone in un modo che nessuno ha mai provato prima, o che costruisce qualcosa di rivoluzionario che fa progredire la società, tutti i giovani imprenditori (e non) hanno una cosa in comune: l’azione.

Non è un’idea che resta in mente senza essere mai messa in pratica. Imprenditoria vuol dire prendere quell’idea e realizzarla. L’imprenditoria è l’esecuzione delle idee. Quindi richiede la capacità di mettersi in gioco, spirito di iniziativa e self leadership.

Secondo l’ultimo comunicato stampa dell’Istat riguardo i “I profili dei nuovi imprenditori e delle imprese ad elevata crescita[1] (periodo di riferimento anno 2016) sono poco meno di 369mila gli imprenditori che nel 2016 hanno avviato una nuova attività, in lieve calo rispetto a quelli rilevati nel 2015 (375mila); nel 34,6% dei casi si tratta di imprenditori che hanno avviato circa 112mila imprese con dipendenti, nel 65,4% sono lavoratori in proprio (quasi 10 punti percentuali in più rispetto al 2015), corrispondenti a poco meno di 227mila nuove imprese senza dipendenti.

Tra i lavoratori in proprio si riducono, rispetto al 2015, le quote di giovani (-4,3 punti percentuali), di laureati (-1,6 punti) e di stranieri (-1,2 punti). Al contrario, tra i neo imprenditori con dipendenti aumentano le quote di stranieri (+2,1 punti percentuali) e, in misura più limitata, di donne imprenditrici (+0,5 punti).

È donna oltre un quarto dei nuovi imprenditori con dipendenti (29%), quota che sale al 30,3% per le neo-imprenditrici in proprio. Queste ultime sono per il 48% inserite nei settori dei Servizi ad alto contenuto di conoscenza, contro il 38% degli uomini. Ovvero, sono il 10% in più le imprese in proprio al femminile.

Istruzione, fondi, intraprendenza, sono fattori fondamentali per avviare un percorso imprenditoriale, soprattutto a favore di quelle categorie che scontano un gap nelle dinamiche di conciliazione vita lavoro e di resistenza culturale all’imprenditoria: le donne e i giovani. Come riportato nel report di Serenella Molendini (Presidente A.P.S. CREIS) “Ripartire dalle Donne per far ripartire il Sud” le cause del gap sono innumerevoli, possono trovarsi negli stereotipi, nell’ambito dell’istruzione, nell’offerta dei servizi, nell’offerta del lavoro e nell’organizzazione del lavoro.

Come cita la Molendini

Di qui l’altra amara realtà: le donne, davanti all’impossibilità di conciliare lavoro e famiglia,  abbandonano il lavoro a seguito di maternità (sono 37.000 nel 2019).

Liberare il potenziale femminile, valorizzare le energie, e competenze di cui le donne sono portatrici, implica, da una parte, la messa in campo di un sistema integrato di servizi e interventi atti a favorire la condivisione e dall’altro la promozione di una diversa organizzazione del lavoro, basato su una forte flessibilità, sui risultati più che sulla presenza e su strumenti aziendali che prevedano misure di work life balance e welfare aziendale e su congedi più estesi di maternità/ paternità e parentali.[2]

Come riportato nell’articolo della rubrica del Sole 24 Ore di Alley Oop[3], ad oggi solo il 21% del Pil italiano prodotto da aziende guidate da imprenditrici. Le imprese attive a conduzione prevalentemente femminile a fine 2020 sono 1.164.683, pari al 22,6% delle imprese totali. Queste imprese, rileva la Fondazione Leone Moressa, contribuiscono alla creazione del 21% del Valore Aggiunto nazionale, pari in termini assoluti a 308 miliardi di euro.

Grazie all’istituzione di un Fondo Impresa Donna con un finanziamento iniziale di 40 milioni ai quali si aggiungeranno le risorse del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, questi numeri sono destinati a crescere. Negli ultimi quattro anni l’andamento dell’imprenditoria femminile appare piuttosto costante.

Come evidenziato dall’OCSE, l’imprenditorialità giovanile è un elemento essenziale per porre rimedio al problema della disoccupazione giovanile in tutti i sistemi economici. la capacità di creare e sviluppare nuove imprese in Italia sia ancora troppo limitata, soprattutto se paragonata a quella di Paesi con simili livelli di sviluppo economico. Le ragioni alla base di tali criticità sono essenzialmente due:

  • la bassa percezione delle opportunità di successo
  • la scarsa convinzione di disporre delle capacità imprenditoriali necessarie ad avviare una nuova impresa.

A fronte delle evidenti debolezze è necessario attuare delle politiche che concentrino le risorse e forniscano assistenza ai progetti imprenditoriali con maggiore probabilità di successo. Questo dovrebbe avvenire non soltanto con strumenti one-shot, ma attraverso processi di job coaching e mentoring, promuovendo l’istruzione e la formazione imprenditoriale, oltre che garantendo supporto finanziario e la presenza di infrastrutture e servizi di supporto all’attività economica.

Essere imprenditori oggi non è una scelta semplice, ma una scelta consapevole volta al cambiamento: si punta a migliorare la propria persona, la propria vita, il proprio futuro, ma anche a portare cambiamento, creatività, ambizione, novità nella società, per questo è una scelta da sostenere e su cui investire.

 “L’imprenditore cerca sempre il cambiamento, risponde ad esso e lo sfrutta come un’opportunità.”  

Peter Drucker

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Arianna Maci


[1] https://www.istat.it/it/archivio/225033

[2] https://docs.google.com/document/d/12C6OM8WOqeWxA002RfTCAym-P0qRrfYR/edit?usp=sharing&ouid=105953073137083004328&rtpof=true&sd=true

[3] https://alleyoop.ilsole24ore.com/2021/10/21/italia-le-imprenditrici-contano-21-del-pil/

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