Allenarsi alla resilienza migliora la capacità di affrontare gli ostacoli e di rispondere positivamente al cambiamento

Quando soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento. (Proverbio cinese)

La vita di ciascuno di noi è fatta di routine, di quotidianità ma anche di eventi significativi gioiosi o problematici, capaci di lasciare il segno. Anche le organizzazioni, spesso, sono costrette a confrontarsi con situazioni che rischiano di renderle più vulnerabili nel raggiungere i propri obiettivi. La capacità di far fronte alle difficoltà e di reagire positivamente a eventi stressanti e traumatici viene definita resilienza, termine derivante dal latino “resalio”, iterativo del verbo “salio”, il quale indica l’azione di risalire sulla barca rovesciata dalle onde del mare.
La resilienza è l’attitudine a perseguire gli obiettivi, nonostante le sconfitte e gli inevitabili imprevisti che la vita riserva; è quella forza interiore che ci fa rialzare sempre, consapevoli che il traguardo è lì ad aspettarci; è la capacità di ristrutturare i fallimenti e vederli come esperienze di crescita; è vincere la paura del domani.
Resiliente è chi ama la vita, chi affronta avversità, dolori o sventure senza fuggirli, ma anche senza auto-commiserarsi o disperarsi; è chi ha il coraggio di intraprendere una via anche se impervia e tortuosa, perché sa che è la scelta giusta per raggiungere i propri sogni.
La persona resiliente riesce a fronteggiare le difficoltà anche quando le risorse sono poche, ha il dono di trasformare in maniera creativa uno svantaggio in un vantaggio, ha la forza di reagire, anziché subire gli eventi con spirito di rassegnazione.
Come evidenziato nell’articolo “Resilienza: adattarsi positivamente alle avversità” pubblicato sulla rivista Psicologia contemporanea, la resilienza non è una caratteristica di pochi, ma è un potenziale di ogni essere umano e una caratteristica che può essere allenata e incrementata, sia preventivamente che dopo essersi imbattuti in eventi traumatici. Grazie alla plasticità neuronale, il cervello umano ha una straordinaria capacità di far fronte in maniera efficace a molti eventi stressanti, anche verificatisi precocemente.
Inoltre, una risposta resiliente è influenzata dalla presenza sinergica di alcuni fattori sia di matrice individuale (caratteristiche possedute dall’individuo) che ambientale (contesto in cui la persona è inserita).
Pazienza, tenacia e ottimismo sono tre elementi caratterizzanti, così come il senso dell’umorismo, l’autostima e la flessibilità psicologica. La resilienza aiuta ad essere determinati e centrati sull’obiettivo e a non dare ascolto a quel “sabotatore interno” che scatena processi mentali di demotivazione, i quali portano a prendere una direzione opposta rispetto a ciò che si desidera e a far sentire in colpa, frustrati o incapaci di farcela.
In generale, il modo con cui le persone interpretano gli eventi stressanti (come crescita/sfida o come danno/minaccia) ha un ruolo importante sull’impatto e le conseguenze a lungo termine di tali avvenimenti. Il trucco è trasformare le avversità in opportunità, vedere il fallimento come occasione di apprendimento e tirare fuori il meglio da ogni situazione, consci che anche la qualità delle relazioni affettive e delle reti sociali hanno influenza positiva o negativa sulla capacità di adattamento alle situazioni avverse.
Naturale complemento della resilienza è la speranza che scaturisce dal piacere di esistere anche quando nel presente manca il benessere, anche quando la vita fa sperimentare dolore, malattie, perdite. La speranza presuppone la fiducia nelle proprie e altrui risorse, si “ciba” di perseveranza e influisce positivamente sulla capacità di creare il proprio futuro. 
Nel contesto aziendale, il significato della parola va oltre il potenziale del singolo e si riferisce alla capacità dell’organizzazione di adattarsi costantemente e velocemente al cambiamento.
Sia a livello personale che organizzativo, la capacità di essere resilienti può essere allenata partendo da due domande fondamentali: “Cosa c’è di buono in quello che sta accadendo e qual è il miglior significato che gli posso attribuire?“. Agendo e non reagendo agli stimoli negativi, consapevoli del potenziale a disposizione, si riuscirà a costruire un piano d’azione con le strategie necessarie per affrontare ogni impegno e difficoltà.
Nelle organizzazioni, il cambiamento verrà affrontato con resilienza anche grazie alla presenza di un leader capace di gestire lo stress e motivare il team, sviluppando nelle risorse umane un atteggiamento mentale positivo e fiducia nella loro capacità di adattarsi e reagire al cambiamento. La resilienza aiuta la creatività e supporta le aziende nel prendere decisioni: chi ha il coraggio di guardare oltre, di osservare i problemi sotto un’altra prospettiva, di mettersi in discussione e reinventarsi, sarà sempre un passo avanti rispetto a chi fa diversamente.

Caterina Del Po

 

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